L’inclusione entra in aula nel distretto scolastico di Correggio

Negli ultimi tempi abbiamo lavorato veramente tanto “sul campo”. Siamo in una fase di cambiamento in cui produciamo meno contenuti comunicativi ma siamo comunque molto attivi, forse anche di più. E’ arrivato però il momento di rendervi partecipi di un progetto grande e importante al quale abbiamo orgogliosamente contribuito sia per l’ideazione che per la realizzazione vera e propria. Si tratta di un progetto sul tema dell’inclusione che abbiamo proposto alle scuole del distretto di Correggio (RE), frutto della collaborazione

Le scuole coinvolte sono primaria e secondaria di primo e di secondo grado (per i più “tradizionalisti” come me elementari, medie e superiori).

Uno dei vari incontri informativi con i docenti

Si chiama “Educare all’Inclusione”, ed è nato da una lunga serie di esperienze fatte come gruppo di genitori insieme al Centro per le Famiglie. Già in epoca pre-covid ci siamo spesso riuniti come gruppo di famiglie (si tratta di un gruppo di sostegno e confronto per mamme e papà che si trovano quotidianamente a gestire la complessità di un figlio con disabilità) per parlare proprio di questo difficile quanto importante argomento. Quasi sempre lo abbiamo fatto utilizzando un tramite, uno strumento che ci potesse aiutare ad introdurre e discutere il tema ma soprattutto a riportarlo nella nostra vita in modo che fosse spunto di riflessione e aiuto. Gli strumenti individuati sono stati

  • libri inerenti al tema,
  • cortometraggi animati e
  • giochi da tavolo.

Gli incontri sono continuati anche durante i lock-down su piattaforme online come “Pomeriggi Ludici” e abbiamo potuto apprezzare il fatto che questi strumenti, seppur adattati, mantenevano la loro efficacia anche in questa modalità.

Uno dei tanti momenti online con le famiglie. Qui usiamo Similo adattato da noi per poterlo usare a distanza.

Proprio l’efficacia di questi mezzi e il riscontro dei laboratori realizzati a partire da essi si sono rivelati talmente buoni e positivi da indurci a pensare di “esportare” il progetto per poter portare l’importantissimo tema dell’inclusione nelle classi, sfruttando l‘esperienza del gruppo e la freschezza dei mezzi utilizzati per fornire alle scuole un progetto strutturato ma flessibile per essere adattato a qualunque realtà-classe.

Da principio ognuno si è prestato per radunare idee, strumenti e proposte di laboratori in base alle proprie conoscenze e all’esperienza portata avanti insieme. Da questo è nata una selezione dei libri (per bambini), dei cortometraggi animati (principalmente Disney Pixar) e dei giochi da tavolo che potessero avere le caratteristiche adatte per essere portati nelle classi. I criteri di valutazione sono stati l’aderenza al tema, la semplicità e la flessibilità dello strumento e dei possibili laboratori. Il progetto sperimentale è stato portato alle scuole corredato da tutti gli strumenti, IN FORMA GRATUITA. Per questo i doverosi ringraziamenti vanno al Centro per le famiglie dell’Unione Comuni Pianura Reggiana e anche ai vari editori di giochi da tavolo che, ritenendo il progetto molto valido, hanno fornito gratuitamente i giochi per le scuole.

Gli strumenti didattici compresi nel kit “Educare all’Inclusione”

Radunati idee e materiali, sempre sotto la supervisione attenta di Barbara Motti del Centro per le Famiglie, è nata la prima bozza dei libretti informativi (contenenti le descrizioni di materiali diversi in base a ordine e grado della scuola) che contenessero appunto la descrizione di ogni strumento corredata da tutte le proposte laboratoriali da portare in classe (e alcune anche al di fuori di essa), oltre alla descrizione generale del progetto e ad un piccolo questionario finale per avere un feedback delle attività svolte.

Abbiamo quindi proposto tutto questo alle scuole del distretto di Correggio in un incontro online.

La risposta e le adesioni ci hanno trovati senza dubbio impreparati. Le varie scuole hanno aderito ognuna con un certo numero di classi, quelle in cui ritenevano ci fosse maggior bisogno di portare l’argomento. Ad oggi l’adesione è arrivata a 82 classi più 1 doposcuola, un numero veramente impressionante per un unico progetto, che ci riempie di orgoglio. A ben vedere però questo indica anche che c’è effettivamente un forte bisogno di parlare di questo argomento tra i ragazzi.

Un gruppo di insegnanti alla fine di uno degli incontri formativi

Le ultime due settimane sono state quindi dense di appuntamenti per “istruire” insegnanti e professori su storia e dettagli del progetto e su come portarlo in classe, ovvero su tutte le possibilità di approccio al gruppo classe in base al tempo e alle esigenze specifiche. In queste occasioni abbiamo anche consegnato i vari kit composti dai libretti, uno per classe, e dai vari materiali (libri e giochi).

In particolare io e Federica ci siamo incaricati in queste occasioni di spiegare i regolamenti dei giochi contenuti nel progetto, ponendo un’attenzione particolare sulle modalità per proporli alla classe, modulandoli e adattandoli per poter essere utilizzati da un gruppo di pari composto spesso anche da 20-25 elementi. Le modalità alternative sono nate da nostre riflessioni in merito per poter usufruire di giochi creati per gruppi piccoli di giocatori su gruppi più ampi senza perderne né la componente ludica né quella socio-educativa. Molte delle proposte che abbiamo fatto si basano sul concetto di sostituire il giocatore singolo con una coppia o un gruppo per favorire il dialogo, il senso di gruppo e il riconoscimento delle abilità degli altri. Altre hanno necessitato di fornire più copie del gioco per poter estendere l’attività a tutta la classe, o in alternativa di far giocare la classe a piccoli gruppi facendone poi subentrare altri sulla stessa partita per stimolare l’attenzione verso i compagni.

Per tutti i giochi abbiamo poi suggerito una fase di “debriefing” in cui i ragazzi potessero confrontarsi liberamente su quanto successo e quanto detto durante l’attività di gioco, sempre per favorire ascolto e riconoscimento reciproco.  Abbiamo potuto riscontrare un grande interesse dei docenti verso il progetto e in particolare una grande attenzione e partecipazione per la parte riguardante il gioco da tavolo.

Riteniamo che per il mondo del gioco da tavolo un’esperienza così estesa su un progetto unico sia un’occasione importantissima su vari livelli:

  • come mezzo di conoscenza e team-building per i gruppi classe frammentati dai doverosi adattamenti dell’attività scolastica all’emergenza sanitaria
  • come occasione di apprendimento non solo del tema fondamentale dell’inclusione ma anche di nuove abilità personali e sociali,
  • come semplice divulgazione di una buona e sana abitudine all’analogico, non come sostitutivo ma come alternativa possibile al digitale
  • come diffusione della cultura del gioco da tavolo all’interno dell’istituzione scolastica e di rimando a tutte le famiglie degli alunni,
  • come metro di misura della conoscenza e dell’accettazione del gioco da tavolo moderno come mezzo di svago ma anche educativo

Per questo abbiamo fornito alle scuole un breve questionario da compilare e rimandarci dopo aver svolto l’attività corredato magari da qualche foto del momento di gioco. Questo ci permetterà, non potendo entrare direttamente nelle classi per il momento, di raccogliere importanti dati sull’esperienza in classe e magari più a lungo termine sull’impatto che ha avuto sugli alunni anche al di fuori della scuola.

Ora non ci resta che attendere i risultati di questa prima “uscita ufficiale” del progetto, sperando che abbia un impatto positivo ma soprattutto utile allo scopo che si prefigge, aiutando tanti ragazzi a riflettere sull’inclusione e magari a portarsi a casa un pezzetto delle attività svolte in classe, che possa far parte delle loro riflessioni future sul tema. Speriamo in futuro di poter allargare il progetto a tutte le classi del comprensorio e, perché no, di esportarlo ad altri distretti scolastici.

Alcune docenti testano Time’s Up!

Concludiamo facendo i doverosi ringraziamenti prima di tutto al Centro per le Famiglie e al gruppo “Siamo sulla stessa Barca” in particolare nelle persone di Barbara Motti e Roberta Truzzi per aver riposto la loro fiducia in noi e nel “mezzo” che proponiamo, poi alle case editrici Asmodee Italia (che è anche ubicata nel nostro territorio) e DV Giochi di Perugia, al punto vendita specializzato in giocattoli e libri per bambini Le.Fa.Gio e a tutti i genitori che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

L’ultimo, ma più importante ringraziamento va alle scuole che hanno visto il nostro progetto e hanno deciso di adottarlo e sperimentarlo ritenendolo un valido supporto alle attività in classe.

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