Clementoni ha creato il nuovo Cluedo e non ci dice niente??

Abbiamo di recente acquistato e giocato “La casa de Papel – Behind the Mask” di Clementoni, ispirato alla serie di successo che ha visto questo Dicembre l’uscita su Netflix della sua ultima stagione. Da parte nostra abbiamo adorato la prima stagione, poi però l’interesse e l’appeal sono andati via via scemando. Ma è proprio della prima stagione che parliamo col gioco di Clementoni, quindi preparate tuta rossa e maschera di Dalì per entrare con noi nella zecca di stato.

QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER.

Aperta la scatola si ha una prima impressione minimalista per quanto riguarda i materiali, stando all’attuale standard del mercato dei giochi da tavolo, ma il gioco va molto al di là della sua apparenza. Il tabellone raffigura la pianta della zecca di Madrid (un’idea della pianta) con le sue stanze principali e i giocatori impersonano alcuni dei personaggi che si trovavano all’interno dell’edificio al momento dell’assalto, ovvero alcuni degli ostaggi. Se giocate in cinque uno di voi dovrà per forza impersonare Arturito e, fidatevi, ci dispiace per lui.

Rispetto al classico gioco del genere, l’intramontabile Cluedo, le similitudini si notano subito col tabellone che in un qualche modo lo ricorda assieme al nostro classico girare per le varie stanze in cerca di indizi, e anche col fatto che dovremo indovinare l’identità di qualcuno, ma stavolta non di una sola persona: dovremo infatti capire come il Professore ha dislocato i suoi all’interno delle varie stanze. Ad ogni partita la dislocazione cambierà. Ma grazie ad un meccanismo innescato dalle telefonate del Professore, chi si cela sotto la maschera in ogni stanza sarà chiaro per chiunque (e anche per il gioco stesso) solo alla fine della partita.

Ogni turno inizia con una classica telefonata del professore che chiama sulla linea sicura per dare le direttive ai suoi compagni. Ogni telefonata aggiungerà tessere in ogni stanza (fino ad un massimo di 5 per stanza a fine partita) in modo casuale, che riportano ognuna un valore da 1 a 3 di una delle tre caratteristiche dei rapinatori: attrazione, legami e avidità. In questo modo alla fine di ogni partita ogni stanza conterrà sempre una combinazione diversa di 5 tessere, e di conseguenza un numero sempre diverso per ognuno dei tre valori. La chiamata del professore decide anche che libertà hanno i giocatori di girare e indagare nel turno corrente.

Subito dopo la telefonata una seconda carta ci darà eventi imprevisti come per esempio l’aumentare dello stress di qualche rapinatore o la scoperta di alcuni indizi parziali da parte dei giocatori/ostaggi. Adesso ogni giocatore in ordine può visitare una stanza per visionare segretamente le tessere piazzate dal professore fino a quel momento (che rappresentano il profilo psicologico del rapinatore presente) e prenderne nota per fare i propri ragionamenti. Una volta per partita ogni giocatore può bloccare una tessera che ritiene importante dopo averla vista in modo che nessun altro possa vederla.

La visita di un ostaggio in una stanza alza inevitabilmente lo stress del rapinatore presente. Se il valore cresce troppo il rapinatore va fuori controllo e gli viene assegnato un modificatore ai valori (per esempio i suoi punti di avidità dovranno essere contati doppi) e per quel turno il giocatore potrà scoprire un po’ di meno su di lui, visto che al momento è psicologicamente instabile.

Dopo le visite i giocatori potranno fare domande sugli indizi scoperti da altri giocatori utilizzando carte specifiche. Alla fine della partita, ogni stanza conterrà le sue 5 tessere e probabilmente alcune modifiche ai conteggi dei valori, ma nessuno per forza di cose avrà potuto visitare e scoprire tutto. Basandosi sugli indizi fin lì scoperti e sulle risposte ricevute alle domande poste ognuno dovrà tirare le somme.

L’identikit di ogni rapinatore è caratterizzato da un valore massimo o minimo per due delle 3 categorie. Per esempio Tokyo tra tutti è quella che ha il valore minimo di legami, quindi cercheremo la stanza in cui riteniamo ci sia questa condizione. In caso di parità sarà nella stanza che oltre al valore minimo di legami avrà anche il valore massimo di attrazione. Comparando così tutte le stanze ogni giocatore fa la sua ipotesi su chi ci sia in ogni stanza sotto alla maschera di Dalì. A questo punto si scopre tutto e si controlla chi ha dislocato correttamente più personaggi nelle stanze corrette.

Rispetto al vecchio Cluedo il gioco è più immersivo e i ragionamenti che si devono fare per arrivare a deduzioni corrette sono senza dubbio più sfidanti, ma secondo noi è il bello del gioco. Un gioco sicuramente più maturo nel genere che tiene senza dubbio testa a tanti altri titoli attuali che spopolano sul mercato. In tutto ciò non ci è ben chiaro come mai non gli venga dato il risalto che meriterebbe. Forse la paura è che una fuga di notizie spinga orde di giocatori a scendere in piazza in completo rosso con le sembianze dell’eclettico pittore per averne una copia?

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