Si, ma…

Credo di aver attirato l’attenzione di molti. E credo che molti non mi vedranno neanche più nello stesso modo dopo questo articolo ma soprattutto dopo questa immagine.

Mi sono sentito di scrivere qualcosa su questo fenomeno mediatico che è stato visto e osannato da tantissime persone in tutto il mondo. Premetto che potete continuare tranquillamente a leggere l’articolo perché non ci sono spoiler, solo qualche accenno alle tematiche affrontate nella serie.

The queen’s gambit (la regina degli scacchi in Italia) è e rimane una serie televisiva girata molto bene e devo dire recitata anche abbastanza bene. I personaggi che propone sono ben curati e sviscerati nel profondo cosa che non disdegno per niente. La tematica di per sé poteva portare alla creazione di una storia molto più piatta ma in realtà il mondo scacchistico fa da contorno alla storia di vite travagliate che diventano di fatto il fulcro della cosa.

Come prima cosa vorrei specificare che in casa l’abbiamo guardato solo io e Federica. Mattia nonostante abbia 15 anni è stato volontariamente escluso dalla visione della serie. Questo perché riteniamo che sia a livello sociale che a livello ludico la serie abbia un risvolto abbastanza negativo. Non conosco il mondo delle gare di scacchi e quindi lascio agli scacchisti l’opinione su quanto le vicende narrate possono essere fedeli a quella realtà. E immagino che per chi gravita nel mondo degli scacchi questo sia un avvenimento che da una visibilità senza precedenti.

Però da giocatore da tavolo mi sono riconosciuto negli scacchisti in quanto tale. Quello che viene proposto è un mondo altamente competitivo e selettivo in cui la protagonista ricorre spesso e volentieri all’utilizzo di psicofarmaci o droghe per poter reggere la situazione ed essere più performante senza rendersi conto che in realtà le sue capacità peggiorano. Invece di cercare di migliorarsi vivendo in modo positivo vittorie, sconfitte e lezioni traendone ogni volta insegnamento preferisce una scorciatoia che però le toglie il piacere dell’esperienza condivisa trasformandola in una competizione fine a se stessa che la porta anche all’isolamento. Esattamente tutto il contrario di quello per cui è fatto il gioco. In un momento in cui il mondo del gioco da tavolo e il mondo ludico in generale sta vivendo una fortissima espansione temo che un messaggio di questo tipo posso essere controproducente.

Poi devo aggiungere una nota squisitamente personale che non è condivisa da Federica. Per mio gusto personale la narrazione a tratti è di una lentezza disarmante cosa che mi ha reso veramente difficile la visione. Mi manca ancora l’ultima puntata da vedere ma non ho il coraggio di farlo perché nella penultima mi sono addormentato talmente tante volte da non avere bene idea di cosa sia successo. E questo non avveniva da quando ho visto il film Stalker di Andrej tarkovskij. Ecco. Sono queste cose che mi fanno dire Sì, ma..

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