Essen Spiel 2021

Abbiamo piacere di raccontarvi cosa è stata per noi la prima visita alla fiera di Essen, lo SPIEL. Ci rivolgiamo a chi non ci è mai stato, per dare un’idea di cosa succede nel mondo ludico al di fuori dell’Italia, ancora “indietro” rispetto ad altri paesi già molto più strutturati in materia di gioco da tavolo anche su segmenti come educazione, famiglia e didattica.

Ci avevano detto di aspettarci qualcosa di grande rispetto a tutto ciò che avevamo visto finora. Ci avevano detto che quest’anno la fiera sarebbe stata un po’ sottotono causa covid. La prima impressione che abbiamo avuto è stata quella di una cosa “fuori scala” rispetto ai nostri parametri di riferimento. Una Lucca solo sul gioco da tavolo, una Disneyland per giocatori, appassionati, educatori.

Stiamo parlando di un’estensione pari a circa 10 campi da calcio (a pieno regime, quest’anno un po meno) disseminati di tavoli con giochi che vengono spiegati (in inglese o tedesco) da una miriade di creatori, sviluppatori, editori e loro collaboratori. Ci sono stands (un migliaio circa) da tutte le parti del mondo (anche dall’Italia, ovviamente) e la cosa interessante è anche vivere concretamente la possibilità di rapportarsi con chiunque grazie ad una lingua comune. O meglio due. Oltre all’inglese tutti parlano la lingua del gioco. Una lingua trasversale alle altre fatta di termini specifici ma anche di occhiate, intese, complicità, interessi comuni, gesti e risate indipendenti dalla lingua parlata.

Oltre ai giochi più attesi e alle case editrici più note nel settore si trovano decine di “esordienti” di case ancora ignote o poco note in Italia come anche tanti giochi che da noi non arriveranno mai per vari motivi. Tutto questo porta ad una difficoltà di scelta perché anche rimanendo tutti i quattro giorni della fiera sarebbe impossibile materialmente provare tutti i giochi. Ma sicuramente nemmeno un quarto.

Per noi sono stati due giorni e mezzo intensissimi e siamo riusciti a provare appena una ventina di giochi e a farcene spiegare senza giocarli altri 5 o 6. Vuoi perché la diversa lingua porta ad un allungamento dei tempi per capire i regolamenti, vuoi perché per alcuni giochi più attesi occorre fare un po’ di coda per potersi sedere, vuoi perché dovevamo anche prendere contatti e parlare con persone per le attività della nostra ODV, siamo riusciti a fare solo quelli. E anche questa volta siamo tornati con una decina di giochi nuovi e vari gadgets.

Altra parte importante dell’esperienza è stata il viaggio stesso. 12 ore all’andata e 12 ore al ritorno in auto in compagnia di Gabriele Mari, Giacomo Santopietro e Giorgia Gnani, compagni di viaggio ideali e graditissimi. Interessi forti in comune e progetti da inventare e portare avanti insieme hanno portato a 24 ore di chiacchiere piacevolissime e produttive che hanno fatto sembrare il viaggio molto più breve di quanto non sia stato. Ringraziamento particolare a Gabriele che ha guidato stoicamente praticamente tutto il viaggio.

Notizie spot a piè di pagina:

  • I viaggi lunghi in macchina non sono un problema! (come temevamo per vari motivi)
  • Se ti circondi delle persone giuste le idee nascono da sole (poi però vanno coltivate)
  • Dario ha finalmente una cuffia di lana da vichingo (e non ha paura di usarla)
  • Mattia ha finalmente una escape room di legno (che ha già risolto)
  • Federica capisce bene l’Inglese, più di quanto pensasse (GG)
  • Il caffè è un problema in Germania (ma uno, uno solo buono l’abbiamo trovato)
  • Abbiamo comprato il gioco di Cowboy Bebop (e siamo felici)
  • I tesori trovati lungo una ferrovia (alla Stand by me) sono indimenticabili
  • Manca un anno ad Essen 2022 (sigh!)

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