Il Gioco di Ruolo in Famiglia

Da un po’ di tempo ci capita di postare o dire alcune cose sul gioco di ruolo e sulla sua valenza anche come gioco per famiglie. Ci capita anche purtroppo di sentire ancora diffidenza verso questa forma di intrattenimento intelligente e crediamo che sia giunto il momento di radunare queste idee e cercare di spiegare perché secondo noi tutte le famiglie dovrebbero provare almeno una volta a giocare di ruolo.

E se vi dicessimo che ognuno di voi ha già giocato un gioco di ruolo almeno una volta nella vita, ci credereste?

Tutti siamo stati piccoli e tutti abbiamo giocato in cortile o scorrazzando per il paese/città con i nostri amici. Tutti i maschi hanno giocato a guardie e ladri, o a fare i maghi e i cavalieri o ancora i piloti di astronavi come tutte le ragazze hanno fatto giochi in cui erano madri o commesse di un negozio. Ebbene, questi erano niente più e niente meno che giochi di ruolo in piena regola. Con le regole decise da noi in gruppo e non scritte su un manuale perché a quell’età nessuno aveva bisogno di manuali per stare al gioco, ma questo erano. Un momento felice in cui in due dentro a una scatola di cartone costruita insieme ci sentivamo veramente Han Solo e Chewbacca sulla rotta di Kessel.

Ma ora cosa è cambiato? Perché in età adulta queste cose che erano per noi fonte di gioia e ispirazione sono diventate “stupide e infantili” e non le riconosciamo più nemmeno nei nostri figli che si danno battaglia con una scopa in mano e un secchio in testa?

Johan Huizinga, storico e antropologo olandese, nel suo trattato “Homo ludens” analizza il gioco come fenomeno sociale e dice: “ogni gioco è anzitutto e soprattutto un atto libero”, concetto che secondo noi trova varie applicazioni o sfumature. Per prima cosa, sicuramente, può fare riferimento ad un tipo di libertà mentale e personale. Per poter giocare liberamente occorre essere liberi da alcuni preconcetti che vengono dall’età adulta ma soprattutto dalla nostra società e da ciò che ci impone silenziosamente. Un adulto oggi deve essere serio e compito, senza sbandamenti nella fantasia o nel gioco. Per la fantasia c’è il “preconfezionato” di film e serie televisive. Senza dubbio un’ottima forma di intrattenimento (che anche noi di Famiglia Ludica adoriamo), ma che di fatto non stimola né sviluppa la fantasia se non quella di registi e addetti ai lavori. Il problema è che oggi stiamo portando su questa strada di “svago precotto” anche i nostri figli, togliendogli la possibilità importante di costruirsi uno scatolone-astronave e sfidare l’impero in prima persona. In secondo luogo questa fantasia “preconfezionata” non ci dà la libertà di scegliere le persone con cui interagire (o di conoscerne di nuove con cui condividere le esperienze) e nemmeno il modo con cui interagire con loro. Ci rende spettatori affascinati ma passivi di qualcosa che per quanto spettacolare non sempre è educativo e non sempre è in linea con i nostri valori o le nostre idee, o ancora con le nostre idee educative per i nostri figli.

Ecco. Per questo motivo secondo noi il Gioco di Ruolo è una forma di svago e intrattenimento che oltre a sviluppare molto di più la fantasia e le abilità sociali e personali dell’individuo può essere un valido aiuto all’interno di una famiglia, anche e soprattutto in situazioni di disagio o di poco dialogo. Perché se il GDR è condotto bene da chi propone il gioco (master, facilitatore, narratore in base alla tipologia) le sue potenzialità sono strabilianti.

Nel GDR i giocatori devono improvvisare e calarsi in un ruolo interagendo con gli altri giocatori proprio come se facessero teatro e farlo d’impulso in base alle situazioni che via via si vanno creando come nell’improvvisazione teatrale. Il tutto in base alle proprie attitudini e capacità, liberamente e senza pressioni. Questo permette da una parte di vivere situazioni e sperimentarle su di se ampliando la conoscenza delle realtà di altre persone o di altre situazioni più o meno affini a sé e ampliando il proprio bagaglio di abilità sociali in un ambiente protetto, dall’altro di migliorare o smussare lati del proprio carattere come la timidezza o l’impulsività. Questo è possibile in misura del fatto che i regolamenti dei GDR odierni sono studiati in modo da permettere questo attraverso strumenti che impediscono il sovrastare di un giocatore leader e valorizzano le opinioni di tutti, ma soprattutto grazie all’introduzione del concetto di “patto ludico”. Si tratta di una vera e propria sessione precedente al gioco in cui viene condiviso il modo di creare il mondo in cui si svolgerà il gioco, il mondo stesso e le regole che lo governano, senza dimenticare le situazioni che ci piacerebbe vedere sviluppate e i limiti etici e psicologici degli argomenti trattati. Inoltre nessuno viene giudicato per qualsiasi motivo sia esso politico, religioso o personale e la narrazione può essere fermata da chiunque se prende una piega poco piacevole per uno dei partecipanti. Il gioco non è pilotato da un giocatore/master (a meno che la cosa non sia condivisa da tutti all’inizio) ma nasce dalle idee comuni su come far procedere la narrazione. In questo modo il gioco stesso porta alla valorizzazione delle risorse sedute al tavolo e delle idee di tutti, con la possibilità da parte di tutti di intervenire nella narrazione e spostare la trama in altre direzioni dando sempre vita a storie degne delle migliori saghe televisive. Questo porta ad un tipo di esperienza senza vincitori o perdenti effettivi, ma ad una continua ricerca di risoluzione di problemi da parte di un gruppo che collabora per uno scopo comune.

In questa ottica risulta molto facile capire quale risorsa può essere a livello educativo all’interno di un gruppo famiglia, dove naturalmente ci sono ruoli in cui qualcuno “instrada”, spesso attraverso esempi, e chi cerca di apprendere modalità sociali in un contesto protetto. Il GDR può essere uno strumento davvero polivalente: un momento di svago forte e coinvolgente, uno strumento didattico ed educativo, un veicolo di dialogo e complicità tra i membri della famiglia, un modo di riconoscersi a vicenda abilità che diversamente non vedremmo e la possibilità di vedere e riconoscere sentimenti che diversamente faremmo fatica ad esternare sia noi che i nostri figli. Infatti trasportare noi stessi in un personaggio, che sia in un GDR o in una finzione teatrale, è da sempre uno strumento potente utilizzato ampiamente anche dagli psicologi. Impersonare qualcuno di esterno a noi ci permette di esternare le nostre passioni e sentimenti più profondi e questo funziona a tutte le età. Una “maschera” ci permette di far dire cose al nostro personaggio che diversamente non diremmo o faremmo fatica a dire, e questo vale soprattutto per i più piccoli. Sperimentare queste emozioni attraverso il personaggio ci autoeduca facendoci vivere in prima persona la situazione. Per questo un’altra grande strategia è quella di assegnare e assegnarci (o assegnare ai nostri figli) personaggi molto diversi dal giocatore stesso, per fargli (o farci) vivere in prima persona la differenza e capirla. Questi accorgimenti sono molto efficaci in caso di disturbi dell’attenzione o nell’iperagitazione come anche nei casi di bullismo (piccoli o grandi) nei gruppi di ragazzi. In alcuni casi potrebbe addirittura essere usato da un gruppo (o da una famiglia) su un singolo individuo per farlo ragionare sul suo modo di essere. Non a caso il Gioco di Ruolo nasce dalle ricerche di uno psicologo, Jacob Levi Moreno, che ne scoprì le potenzialità mischiando la psicologia e il teatro d’improvvisazione.

Come dite? Non vi piacciono né i guerrieri né le astronavi?

Anche questo ormai è un concetto superato. Oggi esistono migliaia di giochi di ruolo più o meno complessi e più o meno narrativi. Da giocare in due ore o in infinite sessioni lungo gli anni. Ma soprattutto con qualsiasi tipo di ambientazione. Dal fantasy con maghi e guerrieri alle flotte stellari del futuro, appunto. Ma anche in un villaggio vichingo di pescatori alle prese con una carestia, nella vita di una squadra di calcio, al fronte sugli appennini con i partigiani, in una base di ricerca sottomarina a cercare di sopravvivere, in una telenovela spagnola, dentro un quadro di Van Gogh, nella preistoria e in qualsiasi altra ambientazione vi venga in mente o abbiate voglia di creare.

Cosa? I vostri figli sono piccoli?

Finalmente stanno arrivando anche in Italia Giochi di Ruolo studiati appositamente da psicologi e pedagogisti appositamente per far giocare e divertire alla pari genitori e figli. Nel resto dell’Europa, dove la cultura del gioco è più sentita rispetto a qua, questo è già una realtà da anni. Ci sono giochi che non necessitano di saper leggere o di abilità di calcolo e che possono far giocare alla pari bambini anche dai 4-5 anni in su, addirittura con difficoltà cognitive o di apprendimento, con i genitori o gli amici. Altri cominciano ad essere prodotti timidamente nel nostro paese, vista l’ondata di interesse per il gioco sia da tavolo che di ruolo. Spesso questi giochi studiati per includere l’utenza più giovane stanno proprio a cavallo tra questi due mondi per dare anche qualcosa di tattile da abbinare alla fantasia e al racconto.

Non siete giocatori di ruolo e temete sia difficile imparare e partire?

In realtà oggi molti giochi hanno il regolamento che sta in poche pagine se non addirittura in una sola e con una prima lettura vi mettono perfettamente in grado di giocare o di essere i moderatori/registi del gioco in casa come fuori. Alcuni si trovano anche gratuitamente online da scaricare e stampare. Per cominciare l’ambiente di casa e il vostro gruppo di gioco/famiglia possono essere un ottimo punto di partenza. Se volete invece sperimentare giochi e ambientazioni nuove o conoscere altre persone ci sono ottimi esempi di eventi, incontri, giornate o serate aperte a tutti dove potete sedervi liberamente ad un tavolo e giocare “accompagnati” da un giocatore che conosce il regolamento. Quindi l’unico vostro impegno è sedervi e divertirvi.  Una di queste realtà è attiva nel nostro comune col nome “Giochi di Rolo” (o “Rolgame” per l’evento annuale di due giorni) e stiamo provando ad inserire tavoli di gioco specifici per famiglie. I giochi proposti normalmente a queste come ad altre manifestazioni sono principalmente per adolescenti e giovani adulti, il pubblico abituale. Ci piacerebbe fare in modo che anche le famiglie possano usufruire serenamente di queste splendide occasioni. Potete trovare anche fiere o eventi in cui provare liberamente (fila permettendo…) Giochi di Ruolo, soprattutto di case editrici italiane, come ad esempio Play Modena o Lucca Comics. Come punti di riferimento a noi noti per eventi di questo tipo (ma ce ne sono tantissimi altri validi e attivi su tutto il territorio) potete seguire le pagine di Associazione la Contea, Giochi di Rolo, MorgenGabe, Gdr Unplugged e Genitori di Ruolo di cui potete trovare i link a fondo articolo.

Ma che giochi possiamo giocare coi nostri figli?

Se i figli sono già cresciuti o in età adolescenziale (e qui avrete molto bisogno di dialogo e complicità…) la scelta è da farsi solo in base ai gusti, alle tematiche e alla voglia e tempo che potete dedicare al GDR sulle migliaia di tematiche e giochi che offre il mercato. Se sono più piccoli la scelta è molto più ridotta, ma ad oggi qualcosa sta timidamente uscendo. Per esempio da 8 anni in su c’è All’avventura di Clementoni a cavallo tra gioco da tavolo e GDR, un po più giù troviamo un paio di titoli di Vas Quas Editrice (Apprendisti eroi e Cartooner) e il da noi già recensito “Four against Darkness” che però come altri titoli italiani o tradotti in italiano è un gioco che nasce per giocatori tradizionali e può essere “scalato” (ovvero semplificato e addolcito) per un pubblico di bambini. Sappiamo di prossime uscite di giochi studiati appositamente per un pubblico giovanissimo, come “Amazing Tales” che verrà tradotto e portato in Italia da Dreamlord, che ha già a catalogo un altro titolo con lo stesso target, Dinosaur Princesses, che ancora non conosciamo ma provvederemo al più presto. Man mano che proveremo giochi vi daremo resoconti e recensioni come già facciamo per il gioco da tavolo.

Concludendo pensiamo che il gioco sia bello in tutte le sue forme proprio perché è un’espressione libera, socializzante e inclusiva in cui tutti possiamo esprimerci liberamente, conoscere, imparare e insegnare. Il GDR è una grande espressione di tutto questo e può essere per una famiglia un momento di gioia, di svago, di evasione creativa ma anche di conoscenza, di condivisione e di arricchimento personale e di gruppo dando più profondità alla nostra socialità e al nostro quotidiano. E ridandoci la possibilità di capire che un secchio in testa e uno spazzolone in mano sono in realtà il mezzo che ci trasporta con la mente a difendere con tutte le nostre forze i valori della tavola rotonda al fianco di Re Artù e che quel buco nello scatolone serve a vedere se le astronavi dell’impero ci attaccano dai fianchi mentre carichiamo il motore per fuggire in un’altra galassia saltando nell’iperspazio.

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